foto dei Sacchi di Sabbia
1939
I Sacchi di Sabbia
presentazione | rassegna stampa | repliche


"...per approdare all'ultima beffa dei Sacchi di Sabbia che stavolta inventano una congiura antifascista datata e titolata 1939, dove un drappello di anarchici di provincia d'allora - mariti, mogli, un amico travestito da scimmione peloso - alle prese con memorie di Bresci, citazioni di Salgari, nostalgie di Nazzari, prepara l'ipotetico montaggio di un attentato a un ministro in visita, in una fiction travolgente non tutta da ridere."

Franco Quadri, Repubblica, 9 luglio 2007


"Cinque quadri in bilico tra finzione e vita, teatro e storia, farsa e tragedia: così 1939 reinventa un teatro politico e – finalmente – popolare scivolando con invidiabile leggerezza sul filo di un rasoio che la scena non smette di puntare alla gola della realtà.
La messinscena evoca puntigliosamente il dramma storico per disattenderlo con improvvise incongruenze e afasie: la memoria non c’entra, qui è del pensiero che si tratta, dell’incapacità tutta contemporanea (se la contemporaneità comincia con Oreste per proseguire con Amleto fino alle figure di quell’autore norvegese, quell’Ibsen...) di tradurre le emozioni in azioni. Mica come ai tempi degli antichi romani, quelli sì davvero poco contemporanei, almeno a giudicare dalla prontezza con cui sfoderavano spade e pugnali in senato. Il tempo, la vicenda, i caratteri e le situazioni non sono dunque che trappole, preparate con la cura artigianale del comico e la lucidità speculativa del sopravvissuto nel tentativo di scandagliare lo specchio opaco in cui l’anestesia morale si traduce in muto (e inattendibile) proclama d’innocenza. Allora non ci resta che invecchiare vagheggiando la bellezza di un’azione liberata dall’ideologia al fianco di un King Kong che risponde a un nome da maggiordomo? Finiremo anche noi impagliati nella grande teca in cui verranno esposti ai posteri tutti gli imputati assolti per non aver commesso il fatto?
Come non mai, i Sacchi di Sabbia praticano l’arte dello sberleffo (stavolta in costume) rovesciando il guanto delle convenzioni per schiaffeggiarci col sorriso sulle labbra. E chissà che la sfida non riesca a farci sussultare, e magari a tentarci di porgere l’altra guancia."

Andrea Nanni, dal programma di sala dello spettacolo


"Cosa rischiano i Sacchi di Sabbia in questo lavoro? È sostanzialmente questa la domanda da porre. In bilico vi è forse il maggior talento che il gruppo tosco-napoletano ha in dote, ovvero la comicità. In un certo senso i Sacchi di Sabbia mettono in gioco proprio la comicità, perché siamo sempre sull’orlo del fallimento che in questo caso consiste nella trasformazione di una ipotetica risata in una dimensione di “ridicolo” o di “teatrino parrocchiale”. È come se il tempo comico avesse un “battuta” in più, come se si prolungasse di un non nulla il ritmo magico della risata. L’impressione iniziale è quindi che siano “battute venute male”, con un imbarazzo che cresce nel tempo. Il comico si dissolve in un vapore acqueo che pervade la scena e sembra non precipitare mai in uno scroscio risolutore. Attraverso questo raffinato procedimento, sembra che il comico subisca lo stesso processo di tutta la scena. L’azione impossibile da portare a termine è anche quella di una risata che non scoppia mai secondo i ritmi canonici, ma arriva solo dopo aver percorso una strada inaspettata e sorprendente. Una risata vi seppellirà… forse, o forse no. Non si può seppellire nessuno con una risata, se non ci infiliamo anche noi nella tomba. E infatti quando si ride è perché il nostro Orazio, colui che dovrebbe ascoltare e raccontare le vicende tragiche a cui ha assistito, si è trasformato in uno scimpanzé. Siamo in ottime mani…"

Rodolfo Sacchettini www.altrevelocità.it


"...1939 è uno spettacolo riuscito che include sì la Storia, ma al tempo stesso la rifugge o, meglio, la manca, finendo per mancare esso stesso, in un gioc feroce di sberleffi teatrali a mettere in causa teatro e azione, politica ed esistenza. Ci si alza, come sempre agli spettacoli de I Sacchi, col dubbio divertito, la tarlata sensazione di non aver afferrato tutto. Ed è tra le migliori cose che si possono chiedere a uno spettacolo teatrale."

Igor Vazzaz, Giudizio Universale, n° 26, settembre 2007


"...È il passato che ci sfugge? La memoria impossibile da fissare? O il presente che senza di essa non può procedere? È la verità che si disperde? O la finzione ha perso il suo segreto (specialmente in questi tempi di fiction imperante)? Scava scava, I Sacchi di Sabbia – il cui nome allude al rimedio di uno stato di emergenza – intrecciano domande nelle quali è inscindibile il nodo di etica e estetica, così come avvinghiati stanno nel loro linguaggio il tragico e il comico per mettere a punto uno stato teatrale che si mantenga concreto e popolare senza rinunciare alla complessità di un pensiero che dichiara tutti come possibili colpevoli.  E il loro mai negato rapporto con la parola – specie in tempi in cui è espulsa dalla scena o considerata fuori moda o riordinata in vetuste ricette – apre uno spiraglio sugli orizzonti di nuove drammaturgie."

Cristina Ventrucci, Lo straniero n° 88, ottobre 2007