foto dei Sacchi di Sabbia
1939
I Sacchi di Sabbia
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liberamente tratto dalla Rappresentazione di Abramo e Isac di Feo Belcari
scrittura Giovanni Guerrieri
libri Giulia Gallo
con Arianna Benvenuti, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Giulia Solano

Produzione I Sacchi di Sabbia, Federgat
Con il sostegno della Regione Toscana

Lo spettacolo è una rilettura della Rappresentazione di Abramo ed Isac, scritta nel 1440 dal fiorentino Feo Belcari.
Accogliendo l'oxymoron tra testo antico e un con-testo contemporaneo, l'episodio biblico del sacrificio di Isacco diviene qui il pretesto per una riflessione sull'enigma della comunicazione tra Abramo e Dio, in una dimensione scenica al tempo stesso materica e metafisica, dove la ritualità  della "sacra rappresentazione" si colora di nuove impalpabili suggestioni.
Ad accompagnare la dizione del testo, i materiali più disparati: dalle sonorità  contemporanee, alle immagini cartonate ispirate alle maschere di Saul Steinberg. Segni contemporanei e segni arcaici si fondono in una dimensione performativa sospesa, al tempo stesso ironica e sacra.
L'elemento ironico - che contrasta fortemente con la drammaticità  dell'episodio biblico - costituisce la quintessenza del progetto.
Il bilico tra comico e tragico - così legato alla prassi di lavoro della Compagnia - ha trovato forma in un'immagine che, prima delle altre, è scaturita dalla lettura al tavolino del testo: l'immagine donchisciottesca del pubblico che insorge per impedire un'ingiustizia, e al tempo stesso distrugge la rappresentazione, ci ha fatto da guida in questo percorso denso di implicazioni filosofiche, in cui l'enigma si erge a metafora di una condizione che, per quando indagata col pensiero, finisce per restare imperscrutabile.