foto dello spettacolo orfeo
Orfeo, il respiro
I Sacchi di Sabbia
presentazione | rassegna stampa | repliche



“L’attrito tra l’astratta tragicità della partitura scenica – in cui si mescolano suggestioni mitiche e immaginario cristiano, particolarmente evidente nella finale evocazione di un Lazzaro che, contrariamente al dettato evangelico, rimane prigioniero dell’aldilà – e il ricorso ai tempi di una comicità continuamente disattesa crea un clima di sospensione di grande efficacia, in cui accanto alla felicità inventiva non si può non notare l’asciutta sapienza tecnica del giovane ensemble.”

Andrea Nanni
, Prima Fila, n°79, dicembre 2001



Sintesi estrema di un concetto -più che di un testo letterario- auspice un mito antichissimo- lo spettacolo sfoga afono, l'impossibilità di ogni rappresentazione e azzera la scena con quel vuoto che lascia attoniti e colpiti al cuore nel profondo delle nostre esistenze anestetizzate. Come non leggere questo silenzio di Orfeo - che non è assenza ma al contrario, sensibilità acuita e incomunicabile riflessione sulla tragicità del vivere- come un precipitare nelle ferite del mondo, nel "respirarne con dolore" le atrocità e diventare parte stessa di un'umanità offesa?
Come non leggere l'urlo muto come il lamento del teatro reso incapace di porre fine al male?
Questo spettacolo - che conserva passi comici come da registro tipico dei Sacchi di sabbia- agita le acque di una giovane generazione che ha capito quello che è vitale oggi a teatro, non più i testi, la scenografia, l'estetica, ma, appunto, il mondo. O tutto quello che rimane.

Anna Maria Monteverdi
, ateatro, n° 37, maggio 2002



Un gioco di tempi, soffi e sguardi. I Sacchi di Sabbia ricreano il loro piccolo mondo silente sul piccolo palco del Teatro Petrella di Longiano. Orfeo. Il respiro è un lavoro sull’assenza, sul respiro appunto che si fa ritmo di battute senza parola. Un battito in levare. In una continua attesa di spiegazione senza peraltro che questa sia necessaria. Movimenti di teste, ronzio di un ventilatore in grado di scompaginare le situazioni, in grado di alimentare il ritmo dello spettacolo. Giocato su tempi comici senza comicità, sulla rappresentazione di un dolore nella parodia, parodia che si coglie nei lamenti citazioni dal mondo greco antico. Un’Euridice catatonica, un Orfeo in cerca del suo stesso respiro. Una ricerca spinta fino all’eliminazione della parola che, scomparsa già, appare ancora sotto forma di residuo…

Erica Fierro
, Il Quaderno del Festival, 14 luglio 2002



Un lavoro di estrema delicatezza, leggero come un soffio, è invece quello de I Sacchi di sabbia, che salgono sul palcoscenico del Petrella di Longiano con una riscrittura in chiave grottesca del mito di Orfeo, ridotto a piccola vicenda familiare tragicomica. con pochissime parole Orfeo. Il respiro è giocato dai quattro attori in scena con una mimica quasi clownesca ma misurata per costruire azioni demenziali che affondano nel dramma, rivelandone l’amara comicità.

Mariateresa Surianello
, www. Tuttoteatro.com, n°21, luglio 2002



Orfeo dei Sacchi di Sabbia - dove in confronto con il mito tragico viene stemperato questa volta da una clownerie stralunata…

Oliviero Ponte di Pino
, ateatro, n°39-40, 2.08.2002



L’ “Orfeo” dei Sacchi di sabbia si muove con intelligenza fra divertimento e commozione e offre al suo pubblico molti spunti di riflessione – o di divagazione. […] Tutto avviene nel silenzio, che copre l’intero spettacolo, di rado interrotto da rumori o suoni emessi dagli attori (una ironica lamentazione funebre, ad esempio) e da un’unica breve frase pronunciata dal protagonista. Ma la conquista della conoscenza è un momento di grande e divertita commozione: una specie di slargatura metafisica che accompagna la metamorfosi dei bruti in luminose creature pensanti.

Concetta D’angeli, Lo Straniero, n° 28, ottobre 2002



Uno spettacolo fragile e forte, prezioso come un origami di carta velina che in ogni piega rinnova lo stupore e l’incantamento, disattendendo ogni aspettativa, anche quella comica, portando sempre lo spettatore sul ciglio della risata per poi ritrarlo d’un colpo e lasciarlo col nodo in gola, con la lucida ironia che lo preserva dalla banalità della retorica.

Paolo Maier, Hystrio, n° XV.4, ottobre-dicembre 2002



Un quadro, una cornice per il ricordo. Il vuoto, l'assenza: per sempre. Senza ritorno, risveglio, resurrezione. La perdita muta dell'amore, della speranza. Il canto/il teatro come residuo di un sogno svanito. Davvero un ottimo lavoro questo dei Sacchi di Sabbia per Orfeo, il respiro.
Valeria Ottolenghi, La Gazzetta di Parma, 26 novembre 2002...uno stralunato mix di risate e lacrime servito con impassibilità quasi keatoniana. In una stanza arredata con mobili coperti di lenzuoli, una casa di fantasmi, come in una pantomima buffa senza parole, con piccole coreografie di gesti impacciati e marionettistici, si celebra l'attimo del distacco, l'innocenza inutile e perduta, la sospensione tra la vita e la morte...

Nico Garrone, la Repubblica, 8 giugno 2003