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GLI ULTIMI FUOCHI DI SANDOKAN
"...si ride anche ex-novo con Giovanni Guerrieri e i suoi Sacchi di
Sabbia, alle prese col nuovo
Sandokan o la fine dell'avventura,
dove la Tigre della Malesia coi suoi prodi, memore di una storica messa
in scena di Aldo Trionfo, rivive i suoi ultimi attacchi imperialisti e
la passione per la Perla di Labuan, senza mai alzarsi dal tavolo di
cucina ingombro di carote e verdure, armati di scope tra furori
all'insalata con pomodori in capo in un'atmosfera alla cipolla."
Franco Quadri, La Repubblica, 9 giugno 2008
A CASTROVILLARI IL TEATRO FA ANCORA PRIMAVERA
"...alla Toscana di Armunia con Sandokan o la Fine dell'Avventura,
collaborazione tra i Sacchi di Sabbia e la Compagnia Lombardi-Tiezzi,
dove la storia della tigre della Malesia è raccontata
affettando ortaggi sul tavolo di cucina, con effetti alla Rodrigo
Garcia."
Renato Nicolini, L'Unità, 16 giugno 2008
LA TIGRE DELLA MALESIA (IN CUCINA)
"Mentre Latini raccontava [...] osservavo Giovanni Guerrieri, il protagonista della serata al
festival di Armunia. Anche lui regista, non sapevo - come è
ovvio - che faccia avesse. Rispetto ai tanti registi di cui leggiamo il
nome, di quanti sappiamo che faccia hanno? Loro intransitiva
proprietà è di nascondersi, o di non apparire,
meglio ancora di non esibirsi. A volte si diventa registi avendo
cominciato come attori. Poi, immagino, ci si accorge che non
è la prorpia vocazione. [...] In Giovanni Guerrieri, di cui non
conoscevo che la voce al telefono e del quale avevo visto
Casa d'Altri,
mi colpiva che con la sua compagnia - I Sacchi di Sabbia - fosse anche
attore. Attore e regista, un tutt'altro tipo della specie umana e
artistica. Guerrieri aveva appena finito di recitare nel suo
Sandokan o
La Fine dell'Avventura, era lì, ad un piccolo convegno, con
i suoi compagni d'impresa e con la sua Marianna, cioè sua
moglie Giulia Gallo. Era lì, con i suoi capelli a ventaglio
e suoi copiosi baffi da pirata, arrembante e sfrontatissimo, ma era
lì anche con la sua dolcezza, la sua timidezza di trentenne.
Latini, benchè di poco più grande (mi sembra)
era, nei suoi racconti e giudizi, sereno senza timidezze; Guerrieri
appariva altrettanto sereno, ma in quanto a mostra di sè, i
lavori erano chiusi. Un conto è sulla scena; un conto la
vita di tutti i giorni. Voglia di esibizione, nessuna.
Volontà di potenza, poca, in fuga, debellata un minuto
prima. Del resto, lo si era capito durante il beffardo spettacolo. Che
razza di Tigre di Mompracem avevamo visto? Che Re del Mare era apparso
davanti ai nostri occhi? E di che eroica stoffa erano i suoi tigrotti?
L'unica a rimanere fedele a sé, era Marianna, la Perla di
Labuan. Umbratile nella vita e nell'arte ma padrona di se stessa. In
Sandokan, a guidare i lavori, in cucina, intorno all'umile e
rettangolare tavola, era lei. Lei tagliava i sedani, lei
arrotava le carote, lei tritava le cipolle, poi distribuiva i viveri
agli affamati avventurieri, avidi di gesta impossibili e memorabili.
Yanez, come Don Chisciotte, si metteva una pentola in testa. Sandokan
sfoggiava il suo grembiule rosso, pronto ad assorbire non si sa se il
sangue o il sugo di pomodoro. Tutti gli altri lanciavano le loro urla
di guerra. Ma anche questi ultimi, in cucina, offrivano alacre
contributo con zucchine, con rape, con lattuga.
"Sopperite alla nostra
insufficienza - dicevano -
con la vostra immaginazione. Fate di un
uomo, mille uomini; createvi, di fantasia, un poderoso esercito.
Sarà il vostro pensiero a vestire d'armi i nostri
guerrieri"."
Franco Cordelli,
Il Corriere della Sera, 13 luglio 2008
I FESTIVAL DELL'ESTATE
"Intelligente e divertente il
Sandokan
o la fine dell'Avventura presentato da I Sacchi di
Sabbia. Le avventure dell'eroe salgariano sono trasposte in un contesto
quotidiano e domestico per cui ortaggi e utensili da cucina,
defunzionalizzati e risemantizzati, si trasformano in armi e paesaggi
esotici, in un clima fantastico e surreale in cui stranianti silenzi
alla Beckett si alternano ad azioni conciate da "comica finale",
mantenendo sempre un ritmo sostenuto ad ottimamaente concertato".
Simone Soriani,
Liberazione, 13 luglio 2008
STASERA TUTTI A CENA CON SANDOKAN
"Un tavolo da cucina con sopra molti ortaggi q aulche
attrezzo, taglieri, grattugie, pentole e, impegnati a tritare,
sminuzzare, sezionale sedani, patate, erbe aromatiche e via dicendo,
quattro non cuochi ma ragazzi qualunque, tre maschi e una femmina, non
più studenti forse, ma mettiamo, giovani impegnati in un
momento di relax.
Mentre costoro si adoperano nell'attività collettiva con
fervore e con discreta coordinazione, passandosi gli ingredienti,
buttandoli nel recipiente comune, eccetera, recitano una sintesi del
romanzo
Le Tigri di Mompracem di Emilio Salgari: dicono le descrizioni,
pronunciano le battute dei dialoghi, impersonano, anche,
sinteticamente, i vari personaggi i cui nomi una volta non erano
estranei a nessun italiano che da bambino avesse avuto tra le mani
questo o un altro romanzo della saga: Sandokan, Yanez, Marianna detta
LA Perla di Labuan, il raja bianco James Brook, il dottor Kirby, i fidi
Sambiglion e Giro Batol... Infiammati da una prosa che non lesina
gioielli dal valore inestimabile, costumi esotici dallo sfarzo
inimmaginabile, battaglie cruente fino all'inverosimile, i quattro in
certi momenti si esaltano fino a bombardarsi vicendevolmante di legumi
o a gettare in aria il macinato producendo piogge che alludono ai
cannoneggiamenti; si camuffano anche, per brevi istanti: un rondello di
carota diventa il monocolo di un notabile, un'oliera metallica la pipa
di un altro, una casseruola sul capo, naturalmente, un elmetto.
Movimentati da piccole gustose trovate, come i combattenti di varie
razze fatti con stecchini infilati dentro pomodori, ravanelli, zucchine
e anche da un paio di interventi esterni (passa a un certo punto un
fantaccino britannico, unico in costume, che esce senza aver detto
niente), i circa 60 minuti di questo
Sandokan o la Fine dell'Avventura
scorrono assai piacevolmente. Sì, la trovata del riduttore
del testo Giovanni Guerrieri, anche interprete con Gabriele Carli,
Giulia Gallo, Enzo illiano e Giulia Solano - è il gruppo
pisano de I Sacchi di Sabbia, attivo ormai da diversi anni -
può sembrare scontata. Mettere a contrasto l'infiammata
fantasia di una piccolissima borghesia con i grigiore della sua vera
esistenza quotidiana si è già fatto ed
è facile, si sa, far ridere mettiamo, recitando i versi dei
libretti verdiani come se fossero prosa parlata tutti i giorni; si
è persino allestito il sublime Wagner in un pacioso
arredamento biedermeier che ne contraddiceva implicitamente gli slanci
onirici.
Tuttavia, a parte che neanche il nostro Salgari era poi così
ingenuo [...], l'operazione dei quattro interpreti (più una
collaboratrice esterna) è, oltre che ironica, affettuosa, il
sorriso non degenera mai nella beffa, né sabota l'ascolto
della pur sempre affascinante lingua del Nostro, così
impudica nel non negarsi alcun tipo di iperbole.!
Masolino D'Amico, La
Stampa, 10 agosto 2008