foto dei Sacchi di Sabbia
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I Sacchi di Sabbia
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La parodia dei generi – dal western all’horror passando per il sentimentale – funziona perfettamente e, sebbene Piccoli suicidi in Ottava Rima sia il frutto di un grande mestiere e tanto studio, il risultato raggiunge un tale equilibrio e parvenza di semplicità da sbalordire.

Simona M. Frigerio e Luciano Uggè, Pisa è Cultura/Persinsala.it, 10 maggio 2014


Un lavoro della compagnia Sacchi di Sabbia che segnala in questa nuova avventura, la contaminazione con un genere popolare al limite del folclore, rivalorizzandolo: quello del Maggio in una operazione coraggiosa che dà vita ad un ulteriore grado di avanzamento di ricerca della giovane compagnia pluripremiata nazionale. Ironia, leggerezza, sberleffo per raccontare di tragedie e bellezze. A questa epica ci aveva abituato il lavoro dei Sacchi, stavolta in questa nuova avventura all’esplorazione della tradizione tosco-emiliana del Maggio.

Renzia d’Inca, Rumor(s)cena, 15 maggio 2014

Grande passione invece suscita una piccola opera dei Sacchi di Sabbia, che presentano un pugno di allegorie e metafore della vita di oggi, formalizzati e cantati però nelle forme degli antichi Maggi toscani, in ottava rima e in quartine di ottonari. Tecniche fantasmagoriche (la rumorista e gli assoli di canto), e citazioni da fumetti e cartoon (ma perfino da Tati) per scolpirci attraverso l'udito tutti gli orrori di oggi: questi Piccoli suicidi in ottava rima non rinunciano al divertimento sfrenato, ma nello stesso tempo gli danno la cornice per tentare, rispetto a quegli orrori, di prenderne davvero le distanze. Nella sua sobrietà e modestia, un piccolo capolavoro.

Gianfranco Capitta, Il Manifesto, 7 giugno 2014


Si presenta con cinque sedute sul fondale, una delle quali microfonata, e il resto della scena nuda, “Piccoli Sucidi in ottava rima”. A svelare, rendere visibile il meccanismo, in questo caso un meccanismo prettamente interpretativo, con l’aggiunta di qualche oggetto a dare spessore all’artigianalità della compagnia capace di dare materia all’ingegno. Perché d’ingegno si deve trattare per parlare dello spettacolo. Piccoli, anzi piccolissimi, atti unici, sonorizzati dal vivo dalla voci, anzi dagli effetti vocali, di Giulia Solano, sorretti drammaticamente dal resto degli attori con l’altra Giulia, Gallo, a fare da prologo in fedele tradizione ai Maggi. Intelligenti e scanzonati, senza ammiccamenti ad addetti ai lavori con artifizi o sbandierati impegni nazional-politici (trend di questi tempi in materia di nuova produzione), piuttosto un donarsi al pubblico con immediatezza, suscitando coinvolgimento leggero, gradevole. E far pensare che il teatro è anche uno strumento di piacere, che non vuol dire semplicistico, ma una entusiasmante dimensione di condivisione di ironie diffuse. Non senza attenzione culturale, al lavoro ‘di bottega’ della compagnia, al cenno esposto con una padronanza accattivante, alle citazioni (uno su tutti Woody Allen) segno di una dedizione non casuale all’opera o fine alla reazione facile e una regia dall’ impostazione oggettiva, orizzontale, sebbene non si manca di straniamenti senza troppo affondare in platea.

Emilio Nigro, www.rumorscena.com, 8 giugno 2014


Infine, molto godibile ci è parsa la nuova fatica dei Sacchi di Sabbia “Piccoli suicidi in ottava rima”. Qui, alcuni topoi della fiaba, dell'epopea western e della fantascienza sono destrutturati e messi al servizio di quartine di ottonari proposte secondo l'antica formula dei maggi popolari. L'impresa ci pare bellissima ma ancora non del tutto eroica, ci piacerebbe infatti che venisse portata più all'estremo, e non troppo spesso nascosta sotto una pur pirotecnica messe di invenzioni teatrali, che hanno solo nella parodia, pur piena di grazia, la loro ragione di esistere.

Mario Bianchi, www.klpteatro.it, 10 giugno 2014


E' ormai impossibile non considerare la formazione capitanata da Giovanni Guerrieri come una delle più geniali della scena italiana.

Graziano Graziani, Quotidiana.com, 11 giugno 2014


E allora non stupisce che in queste scene susseguenti, pensate per uno spazio povero e pochi oggetti utili alla trasformazione visiva del racconto, la loro ricerca sia ancora ibrida e leghi una forma della tradizione nata sull’appennino tosco-emiliano, i canti dei Maggi Toscani in ottava rima e per ottonari in quartine, basati esclusivamente sull’invenzione nella struttura fissa, alla serialità di episodi ogni volta riconducibili a diversi generi come il western, la fantascienza, la commedia. In dialogo tra il codice tradizionale e la vena sperimentale, tra l’immediatezza della clownerie e la metodicità dell’artigianato, questo loro lavoro articola un racconto per parodia, intesa come straniamento della forma, distorsione dell’equilibrio. Tale presenza ibrida, nel teatro delle strutture fisse e dei linguaggi categorici, resta un caso particolare, duraturo e per questo di grande spessore.

Simone Nebbia, www.teatroecritica.it, 16 giugno 2014


Sono piccoli ma pur sempre letali, avventurosi suicidi declamati a voce piena che seguono le melodie del Maggio Drammatico. Appoggiandosi al ritmo che risuona nell'appennino tosco-emiliano e a quello dell'ottava rima I Sacchi di Sabbia danno vita a narrazioni dai toni epici e dai contenuti ridicoli, immergendo al centro di questo contrasto soluzioni sceniche che variano continuamente, mescolando linguaggi e segni.

Serena Terranova, Altrevelocità, 26 giugno 2014


Ancora il comico prende una strada ironica e delicata con Piccoli sucidi in ottava rima. I Sacchi di Sabbia usano il maggio drammatico dell’appennino tosco-emiliano e il canto dell’ottava rima per interpretare duelli western tra antichi amici con il ferito che non vuole morire e neppure il suo cavallo, lupi mannari e seducenti cappuccetti rosso, gare di spermatozoi pronti all’assalto dell’unico ovulo per riprodursi con lotta senza quartiere, storie di marziani insidiati come ultracorpi clonati nella nostra banalità quotidiana fatta di poltrone e televisioni…
Bastano una maschera di carta, una pistola di legno o una testa di cavallo ugualmente in legno, un giubbotto con cappuccio bianco e occhiali di plastica, una tuta sempre di plastica di altro colore, una smorfia, un getto di sangue segnato con un pennello intinto di rosso su una maglietta bianca, per questo teatro antico delle meraviglie. Certo ci vuole l’ironia, la sensibilità, il senso del comico come ferita, divisione, estraneità da un mondo senza dolcezze di Giovanni Guerrieri e soci per dare corpo a queste impalpabili, coinvolgenti fumisterie, sguardi sull’abisso con sorriso un po’ goliardico un po’ da stupiti abitanti di un altro, più delicato, mondo.

Massimo Marino, Doppiozero.it, giugno 2014


Giovanni Guerrieri tanto in "Sandokan" quanto in "Piccoli suicidi" lavora più che su una cultura pop su una cultura popolare: retrocessione fino all'ottava rima, brevi scene umoristiche, ironia a fior di pelle, ingenui lampi in controtempo (intendo rispetto al nostro, così disinvolto).

Franco Cordelli, Corriere della Sera Roma, 30 luglio 2014